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Cyberbullismo: il triste caso dei social-network

Come tutti i social network, facebook viene visto dalla maggior parte degli utenti come un diario personale dove far affiorare ogni piccola sfumatura di quel turbinio di emozioni che ci pervade nella vita di tutti i giorni, sebbene sia chiaro quanto questo metta alla mercé di tutti la nostra sfera emotiva.

Il motivo è probabilmente quello che spingeva lo stesso Zeno Cosini, protagonista del romanzo “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, a scrivere di sé su un diario che poi veniva metodicamente passato in rassegna dallo psicologo presso cui era in cura; ovvero, il bisogno soffocato di ogni uomo di dir ciò che in cuor suo sente, senza dover vedere negli occhi di chi gli è innanzi il riflesso di un giudizio.

Il giudizio degli altri

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Il problema è che non sempre gli utenti dei social network riescono a frenare i propri più bassi è meschini istinti e così prende forma il più marcio prodotto della cyber-socializzazione: il cyberbullismo. Nell’epoca del diario “segreto” sociale, l’essere umano ha trovato, nella maschera che lo schermo gli fornisce, una possibilità per farsi beffa delle fragilità altrui. Il giudizio del follower, dell’“amico” o dell’occasionale contatto fake (ovvero un contatto creato da un utente reale sfruttando un nome e dei dati anagrafici di fantasia) pesa come un macigno, soprattutto in età adolescenziale, e così giorno dopo giorno l’angoscia ed il malessere sale finché non appare un definitivo addio alla vita pubblicato, nel disinteresse generale, sulla bacheca del proprio profilo. Per far fronte a quest’emergenza e per fermare in tempo gesti avventati nasce la nuova procedura creata appositamente da facebook per segnalare quei contenuti che preannunciano l’irreparabile.

La procedura anti-suicidi di facebook

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La procedura anti-suicidi, o almeno è così che viene indicata per il momento, è stata ufficialmente inaugurata nel 2011 con una chat in tempo reale che vedeva all’altro capo degli operatori specializzati. Al momento però essi fornivano un’assistenza scritta o telefonica, senza però intervenire in prima persona con il diretto interessato. Ora invece, grazie anche alla collaborazione con organizzazioni specializzate quali la Forefront, la Now Matters Now, la National Suicide Prevention Lifeline e la Save.org, facebook scende in prima linea nella prevenzione di fatalità di questo tipo contattando, dopo attenta analisi, l’autore del post ritenuto “preoccupante” e mettendolo poi in contatto con un amico o con uno specialista del territorio.
Quindi lo scopo è evitare quei suicidi annunciati su fb, come nel caso di Cristina Cappelloni, suicidatasi il gennaio scorso dopo aver rivelato esplicitamente tale intento sul proprio profilo. Sfortunatamente per adesso l’esperimento è in atto solo negli U.S.A., ma ci auguriamo che sbarchi presto in Europa.

Una soluzione solo apparente

Molti utenti però esprimono il proprio disappunto per la scarsa tutela che alcuni social network forniscono dinanzi ad episodi di cyberbullismo. Questo può essere, per esempio, il caso di ask.fm, nel quale è possibile lasciare domande e commenti in forma anonima. Il suddetto era infatti finito l’anno scorso nella rete degli inquirenti inglesi prima e padovani dopo a causa di alcuni suicidi avvenuti a seguito di vili incitamenti al suicidio lasciati sul profilo di due quattordicenni.

cyber-bully_tNon più puro è poi il mondo dei videogames, dove la smania di protagonismo e la voglia di vincere aprono il capitolo “flame“. Un capitolo doloroso, soprattutto per gli Italiani, che rientrano tra i più ammoniti per i loro comportamenti scorretti. Tuttavia, in questo caso almeno, esistono quei gruppi di Highlander che ancora coltivano l’idea del gioco come passione serena e gioconda.

A questi abbiano chiesto cosa pensassero dei sistemi di protezione che facebook ha intenzione di adottare per prevenire i suicidi dovuti a cyberbullismo ed è interessante sottolineare quale pessimismo pervada i maggiori utenti della rete. “In tutto c’è il lato buono e cattivo. L’iniziativa è ottima, ma bisognerebbe innanzitutto denunciare questi “mattacchioni” che trovano piacere nel dolore altrui…” afferma Gabriele, membro dei TheButchers, “inoltre sono sicuro che ci sarà qualche persona che tenterà scherzi e quant’altro” conclude gravemente David, dello stesso gruppo di gamer.

Francesco Orefice

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